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Giovedì, 23 Febbraio 2012

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  " L’INTEGRAZIONE SOCIALE DEL CANE "
       
 

L’integrazione sociale del cane rappresenta oggi una priorità, considerata l’importanza che sempre più rivestono i pet nella vita familiare e sociale delle persone e tenuto conto che da ormai un decennio si desidera vivere la relazione con il cane non più nel solo ambito domestico. Attualmente i proprietari di cani vogliono vivere la loro relazione in modo globale e quindi anche all’esterno, vale a dire poter andare in albergo con il cane, accedere a luoghi pubblici come spiagge o locali, socializzare con altri proprietari in ambiti collettivi come parchi e giardini. La profilassi comportamentale rappresenta quindi la strada attraverso cui poter evitare da una parte la sofferenza del cane e dall’altra il rischio di aggressioni. Tale obiettivo si può raggiungere se tutti gli attori della mediazione tra uomo e cane sapranno agire con una logica integrativa, lavorando insieme e impostando il proprio statuto professionale in senso collaborativo. Si tratta prima di tutto di ribadire che dietro la maggior parte delle situazioni di pericolosità sociale si nasconde un maltrattamento, più o meno esplicito, subito dal cucciolo nel corso della sua storia evolutiva. Maltrattare un cane – e tale è anche il non permettergli di fare le esperienze necessarie al suo corretto sviluppo – non è pertanto solo un atto contro l’interesse animale ma un fattore di rischio grave per l’intera collettività. In tal senso è importante responsabilizzare il proprietario, metterlo cioè al centro dell’intervento di prevenzione, evitando la forviante scorciatoia delle razze potenzialmente pericolose, priva del minimo fondamento scientifico. Ovviamente è indispensabile affiancare il proprietario attraverso interventi consulenziali ed emendativi, laddove si rendano necessari. Le tre coordinate di profilassi comportamentale riguardono tre macro-are di sviluppo: 1) favorire la capacità del cane di stare con competenza e gratificazione nelle situazioni sociali (pro socialità); 2) evitare l’impulsività del cane e la sua tendenza ad agire in modo diretto senza alcuna mediazione di autocontrollo o di referenza al proprietario (riflessività); 3) dare al cane le corrette conoscenze per poter affrontare la complessità del mondo dell’uomo senza sviluppare diffidenze o subire stati di disagio (integrazione). Per poter raggiungere questi obiettivi sarà fondamentale implementare le classi dei cuccioli e le attività di socializzazione, realizzare dei percorsi ad hoc che puntano sulla riflessività e sull’integrazione come la mobility e il BC4Z. Si tratta prima di tutto di sensibilizzare l’opinione pubblica e di premiare coloro che si impegnano in un corretto iter di sviluppo della propria pet-ownership. È indispensabile inoltre la collaborazione tra diverse figure professionali, in primis i medici veterinari comportamentalisti e gli educatori cinofili, avendo cura di impostare progetti pedagogici che tengano conto della specificità del cane e pertanto rispettando le reciproche competenze.

dr. Roberto Marchesini

La redazione - - Ba
 
     
 
 
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Le notizie trattate nelle rubriche medico veterinarie nonchè le risposte fornite ai quesiti anche se redatte da medici veterinari, hanno carattere puramente informativo, pertanto non vogliono nelle intenzioni, né possono nella realtà sostituire la visita e l'anamnesi di un medico veterinario (in carne, ossa e spirito), che solo in modo diretto potrà formulare la giusta diagnosi e terapia!

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